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Anno scolastico all’estero: quello che i genitori si chiedono davvero (e le risposte che contano)

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Loredana Cirulli \\ Adventure Maker

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La conversazione spesso inizia in modo molto semplice.

Tua figlia (o tuo figlio) torna da scuola,  ha partecipato a una chiacchierata con gli amici oppure a un open day della scuola e dice che gli piacerebbe fare un anno scolastico all’estero. A volte lo dice con entusiasmo, altre volte quasi di sfuggita, come se fosse una cosa naturale.

Per molti genitori, invece, quella frase apre immediatamente una serie di riflessioni.

Non perché l’idea sia sbagliata. Anzi, nella maggior parte dei casi i genitori capiscono subito che potrebbe essere un’esperienza importante. Il punto è che mandare un adolescente di quindici, sedici o diciassette anni a vivere in un altro paese per diversi mesi è una decisione che richiede tempo per essere compresa davvero.

Le domande arrivano subito e sono molto concrete.

Come funzionerà la scuola all’estero?

Cosa fare con la scuola italiana?

Con chi vivrà?

Come si troverà?

Come si organizza in pratica un’esperienza così lunga?

Molte di queste domande trovano online risposte troppo semplici. Frasi generiche, promesse veloci, racconti che sembrano tutti uguali.

La realtà è più interessante e anche più utile da capire.

Un anno scolastico all’estero è un’esperienza intensa, ma quando è costruita nel modo giusto diventa un percorso che aiuta davvero a crescere.

 

Le domande dei genitori sono più profonde di quanto sembri

Quando parliamo con i genitori che stanno valutando questa esperienza, le prime domande sono quasi sempre pratiche.

Come viene scelta la famiglia ospitante.

Che tipo di scuola frequenterà la figlia o il figlio.

Come funziona l’assistenza durante l’anno.

Sono domande giuste, perché riguardano l’organizzazione concreta del programma.

Ma parlando con genitori che hanno già vissuto questa esperienza emerge qualcosa di più interessante. Le loro riflessioni non riguardano solo la logistica.

Riguardano soprattutto quello che succede durante il periodo all’estero.

Un anno all’estero (ma anche un semestre o un trimestre) è un periodo lungo. Durante questi mesi si vive in un ambiente completamente nuovo, si costruiscono relazioni da zero e si affrontano situazioni nuove.

È normale quindi che i genitori si chiedano come questa esperienza influenzerà il carattere del proprio figlio o figlia, il suo modo di relazionarsi con gli altri e il suo modo di affrontare le novità.

Chi ha già vissuto questa esperienza racconta quasi sempre la stessa cosa: l’anno all’estero cambia le prospettive. Si torna in Italia con più autonomia, più sicurezza nel comunicare e una maggiore capacità di adattarsi a contesti diversi.

 

La scuola: molto più di un luogo dove studiare

In Italia siamo abituati a pensare alla scuola come al posto dove si va la mattina per seguire le lezioni e da cui si torna a casa appena suona la campanella. In molti paesi nei quali si frequentano programmi di anno scolastico all’estero — come Stati Uniti, Canada o Irlanda — la scuola ha invece un ruolo molto più centrale nella vita degli studenti e delle studentesse.

Non è solo il luogo delle lezioni: è lo spazio dove si incontrano gli amici, dove si passa gran parte del pomeriggio e dove prende forma la vita sociale.

Una volta finite le lezioni, infatti, la giornata spesso continua all’interno della scuola. Sport, club di teatro, musica, robotica, giornalismo o attività creative fanno parte della routine degli studenti e non sono semplicemente attività opzionali. Sono momenti in cui ci si incontrano, collabora e condividono interessi comuni.

Per uno studente o una studentessa internazionale questi spazi sono fondamentali, perché permettono di entrare naturalmente nella vita della scuola e di costruire relazioni vere con i compagni di classe. Allenarsi con una squadra, partecipare a un laboratorio o lavorare insieme a un progetto è spesso il modo più semplice per sentirsi parte del gruppo.

Anche il metodo di studio può essere diverso rispetto a quello a cui siamo abituati. In molte scuole c’è meno attenzione allo studio puramente teorico e più spazio a progetti pratici, lavori di gruppo e presentazioni davanti alla classe. All’inizio può sembrare un cambiamento significativo, ma proprio questo approccio aiuta a sviluppare sicurezza nel comunicare, a confrontarsi con i compagni e a partecipare in modo più attivo alla vita scolastica.

Con i programmi Moovy esistono inoltre diverse modalità per vivere l’esperienza. Alcuni programmi sono più flessibili e in cui la destinazione e la scuola vengono assegnate attraverso il sistema di scambio culturale. Altri invece prevedono percorsi più personalizzati, che permettono di indicare una zona specifica o una scuola che offre determinate materie o attività sportive.

In entrambi i casi, dopo le prime settimane la scuola diventa rapidamente il centro della nuova routine quotidiana.

 

La host family: la quotidianità nel nuovo paese

Accanto alla scuola, l’altro elemento che definisce davvero l’esperienza è la host family. Vivere con una famiglia ospitante è ciò che trasforma un periodo di studio all’estero in una vera esperienza di vita.

Non si tratta di un alloggio temporaneo, ma di entrare nella quotidianità di una casa e partecipare alla vita di una famiglia del posto.

Le famiglie che accolgono studenti internazionali lo fanno volontariamente e con il desiderio di condividere la propria cultura. Non esiste una famiglia “tipo”. Alcune hanno figli adolescenti, altre hanno bambini più piccoli o figli già grandi. Alcune vivono in città, altre in centri più tranquilli o in zone di campagna.

La parte più significativa dell’esperienza non è fatta di eventi straordinari, ma di momenti molto semplici della vita quotidiana. La cena insieme la sera, le conversazioni su come è andata la giornata a scuola, le attività del weekend o le uscite con la famiglia sono i momenti in cui si inizia davvero a conoscere la cultura del paese.

All’inizio serve sempre un po’ di tempo per conoscersi. Si devono imparare le abitudini della casa, capire gli orari e il modo in cui la famiglia organizza le giornate. Allo stesso tempo anche la famiglia ospitante impara a conoscere la persona che sta ospitando.

Con il passare delle settimane si crea un equilibrio naturale ed è naturale iniziare a sentirsi davvero parte della famiglia.

 

Il supporto durante l’esperienza

Durante tutto il periodo all’estero l’assistenza sarà costante. Oltre a quella dello staff di Moovy, alla scuola e alla famiglia ospitante, esiste una rete di supporto composta dai partner e dai coordinatori locali che  gestiscono tutta l’esperienza.

Questo significa che, in caso di domande o necessità di confronto, c’è sempre qualcuno disponibile ad ascoltare e a intervenire.

Sapere che esiste questa rete di riferimento è un elemento importante anche per le famiglie. Permette di affrontare l’esperienza con maggiore tranquillità, sapendo che sarà possibile trovare l’aiuto necessario durante tutto il percorso.

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